Archivio Narrazioni di genere

Maria Malikowska

6 dicembre 1936 – sconosciuta

Mi chiamo Maria Malikowska, sono nata a Varsavia il 6 dicembre 1936. La mia storia parla di salvezza, di coraggio e di amore.

Quando avevo solamente sei anni, durante la rivolta di Varsavia, sono stata arrestata insieme a mia madre Marianna e mio padre Marian, e poi deportata da Pruszków ad Auschwitz insieme a mia mamma nell’agosto del 1944. Mio padre invece è arrivato nel campo di Auschwitz il 12 agosto 1944 ed è stato poco dopo trasferito in uno dei campi di concentramento in Germania, dal quale ha fatto ritorno a casa nel 1946.

Tra l’agosto e il settembre del 1944, quasi tredicimila persone, tra cui almeno 1.500 bambini come me, giovani e neonati, arrivarono ad Auschwitz attraverso il campo di trasporto di Pruszków.

Non capivo cosa mi aspettasse ad Auschwitz, ma speravo di poter rimanere almeno insieme a mia madre, come accadeva spesso in quel periodo ai bambini polacchi. Invece, al mio arrivo, ci hanno separate e mi hanno collocata nella baracca numero 16 (la baracca dei bambini) della sezione femminile del campo di Auschwitz-Birkenau. Il blocco dei bambini polacchi provenienti da Varsavia è stato uno dei peggiori in termini di condizioni di vita, igieniche e di sovraffollamento. Io ho fatto ingresso al campo in piena estate, ma l’imminente stagione gelida avrebbe potuto essere fatale per me, perché indossavo solo un vestito estivo al mio arrivo.

Se sono sopravvissuta, è merito del coraggio di mia madre: è riuscita a cucirmi un vestito caldo di nascosto utilizzando  una coperta del campo e una forcina. Così, sono stata in  grado di sopravvivere alle rigide temperature di Auschwitz, fino a vedere (insieme a lei) la liberazione del campo di Berlino-Blankenburg, un sottocampo di Sachsenhausen, dove eravamo state trasferite nel gennaio 1945.

Mi chiamo Maria Malikowska, sono nata a Varsavia il 6 dicembre 1936. La mia storia parla di salvezza, di coraggio e di amore.

Quando avevo solamente sei anni, durante la rivolta di Varsavia, sono stata arrestata insieme a mia madre Marianna e mio padre Marian, e poi deportata da Pruszków ad Auschwitz insieme a mia mamma nell’agosto del 1944. Mio padre invece è arrivato nel campo di Auschwitz il 12 agosto 1944 ed è stato poco dopo trasferito in uno dei campi di concentramento in Germania, dal quale ha fatto ritorno a casa nel 1946.

Tra l’agosto e il settembre del 1944, quasi tredicimila persone, tra cui almeno 1.500 bambini come me, giovani e neonati, arrivarono ad Auschwitz attraverso il campo di trasporto di Pruszków.

Non capivo cosa mi aspettasse ad Auschwitz, ma speravo di poter rimanere almeno insieme a mia madre, come accadeva spesso in quel periodo ai bambini polacchi. Invece, al mio arrivo, ci hanno separate e mi hanno collocata nella baracca numero 16 (la baracca dei bambini) della sezione femminile del campo di Auschwitz-Birkenau. Il blocco dei bambini polacchi provenienti da Varsavia è stato uno dei peggiori in termini di condizioni di vita, igieniche e di sovraffollamento. Io ho fatto ingresso al campo in piena estate, ma l’imminente stagione gelida avrebbe potuto essere fatale per me, perché indossavo solo un vestito estivo al mio arrivo.

Se sono sopravvissuta, è merito del coraggio di mia madre: è riuscita a cucirmi un vestito caldo di nascosto utilizzando  una coperta del campo e una forcina. Così, sono stata in  grado di sopravvivere alle rigide temperature di Auschwitz, fino a vedere (insieme a lei) la liberazione del campo di Berlino-Blankenburg, un sottocampo di Sachsenhausen, dove eravamo state trasferite nel gennaio 1945.

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