Amos Steinberg
26 giugno 1938 – Auschwitz, 4 ottobre 1944
Mi chiamo Amos Steinberg, sono nato il 26 giugno 1938 in una famiglia ebrea. Ho vissuto a Praga; avevo appena quattro anni quando, il 10 agosto 1942, io, mia madre Ida e mio padre Ludwig siamo stati imprigionati nel ghetto di Theresienstadt. Ero così piccolo, cos’avevo fatto per meritarlo? Ma in fondo ciò che mi bastava era stare insieme ai miei genitori, loro mi avrebbero protetto da qualsiasi cosa. E invece non è andata così. Prima ci hanno separati, e poi ci hanno deportati ad Auschwitz. Io ero ancora con mia mamma quando sono arrivato al campo con il trasporto del 4 ottobre 1944. Al nostro arrivo, gli ufficiali delle SS ci hanno disposti tutti in fila e ci hanno ordinato di andare chi a destra, chi a sinistra. Non ricordo da che parte siamo andati io e la mamma. Ricordo solo che dopo la “selezione”, ci hanno portati in un luogo umido, buio. Ci hanno privati dei nostri beni (delle le mie scarpe…la mamma le aveva persino firmate col mio nome!), ci hanno denudati, rasati… E poi ci hanno assassinati con lo Zyklon B nella camera a gas. La mia storia finisce qui. Ed era destinata a scomparire per sempre nell’oblio dei milioni di persone che, come me, hanno perso la vita nella macchina della morte nazista.

Se non fosse stato per quell’iscrizione fatta a mano all’interno di una mia scarpa: nome, cognome, informazioni sul trasporto e numero assegnato nella lista di trasporto. Quella scarpa parla di me! L’ha trovata il personale del Museo statale di Auschwitz-Birkenau durante i lavori di conservazione delle scarpe dei bambini. In quell’ammasso informe di scarpe ritrovate dopo la liberazione del campo, c’era anche la mia. Così adesso vi potete ricordare di me, e non solo.
I conservatori del Museo hanno anche trovato una valigia con le iniziali e il nome di mio padre: “S.L. Steinberg Ludwig”.

Forse con quella valigia è arrivato a Auschwitz con un un trasporto diverso dal mio. Ha superato la “selezione” e il 10 ottobre è stato trasferito al campo di Dachau. Da lì, al sottocampo di Kaufering, dove finalmente è stato liberato.
Ormai rimasto solo, è emigrato in Israele nel maggio 1949 e ha cambiato il suo nome in Yehuda Shinan. È stato un insegnante e preside molto apprezzato da alunni e colleghi in diverse scuole israeliane. Ha conservato il suo amore per la musica e ha lavorato come cantore in molte sinagoghe, dirigendo anche i cori. È morto nel 1985, lasciando la sua seconda moglie, Chana Shinan, sei nipoti e quattordici pronipoti.
Mi chiamo Amos Steinberg, sono nato il 26 giugno 1938 in una famiglia ebrea. Ho vissuto a Praga; avevo appena quattro anni quando, il 10 agosto 1942, io, mia madre Ida e mio padre Ludwig siamo stati imprigionati nel ghetto di Theresienstadt. Ero così piccolo, cos’avevo fatto per meritarlo? Ma in fondo ciò che mi bastava era stare insieme ai miei genitori, loro mi avrebbero protetto da qualsiasi cosa. E invece non è andata così. Prima ci hanno separati, e poi ci hanno deportati ad Auschwitz. Io ero ancora con mia mamma quando sono arrivato al campo con il trasporto del 4 ottobre 1944. Al nostro arrivo, gli ufficiali delle SS ci hanno disposti tutti in fila e ci hanno ordinato di andare chi a destra, chi a sinistra. Non ricordo da che parte siamo andati io e la mamma. Ricordo solo che dopo la “selezione”, ci hanno portati in un luogo umido, buio. Ci hanno privati dei nostri beni (delle le mie scarpe…la mamma le aveva persino firmate col mio nome!), ci hanno denudati, rasati… E poi ci hanno assassinati con lo Zyklon B nella camera a gas. La mia storia finisce qui. Ed era destinata a scomparire per sempre nell’oblio dei milioni di persone che, come me, hanno perso la vita nella macchina della morte nazista.

Se non fosse stato per quell’iscrizione fatta a mano all’interno di una mia scarpa: nome, cognome, informazioni sul trasporto e numero assegnato nella lista di trasporto. Quella scarpa parla di me! L’ha trovata il personale del Museo statale di Auschwitz-Birkenau durante i lavori di conservazione delle scarpe dei bambini. In quell’ammasso informe di scarpe ritrovate dopo la liberazione del campo, c’era anche la mia. Così adesso vi potete ricordare di me, e non solo.
I conservatori del Museo hanno anche trovato una valigia con le iniziali e il nome di mio padre: “S.L. Steinberg Ludwig”.

Forse con quella valigia è arrivato a Auschwitz con un un trasporto diverso dal mio. Ha superato la “selezione” e il 10 ottobre è stato trasferito al campo di Dachau. Da lì, al sottocampo di Kaufering, dove finalmente è stato liberato.
Ormai rimasto solo, è emigrato in Israele nel maggio 1949 e ha cambiato il suo nome in Yehuda Shinan. È stato un insegnante e preside molto apprezzato da alunni e colleghi in diverse scuole israeliane. Ha conservato il suo amore per la musica e ha lavorato come cantore in molte sinagoghe, dirigendo anche i cori. È morto nel 1985, lasciando la sua seconda moglie, Chana Shinan, sei nipoti e quattordici pronipoti.